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Cronache di una morte annunciata

Di Valeria Nicoletti

Cattive notizie in diretta dal policlinico Santissimo Immaginario Collettivo: Babbo Natale è morto, stroncato da due colpi di pistola sparati da uno sconosciuto. L’attentato ha probabilmente una matrice islamica.

La tragedia è avvenuta ieri, domenica 24 giugno scorso, intorno a mezzanotte, nel cortile dell’istituto Falcone, via Abruzzi, quartiere Leuca di Lecce, inedita scenografia di uno strampalato varietà, “Christmas For Ever”, una sorta di party punk vietato ai minori, nonostante ce ne fossero non pochi, con Adolf, la renna preferita del defunto, e l’assistente personale, nonché inutile bodyguard, del mito sovrappeso, mentre i tre leggevano le classiche letterine dei bambini.

La scena del crimine è sgargiante e colorata: lampadine, fili di Natale, renne di plastica dai profili illuminati, un juke-box pronto a musicare lo spettacolo. E a trascinare i tre protagonisti in una strampalata coreografia di Jingle Bell Rock, tra una letterina e l’altra. Il trapassato aveva un evidente accento tedesco, era visibilmente alterato, e aveva con sé una renna, la stessa che, secondo i testimoni, succhiava eccitata un leccalecca ad ogni letterina aperta.

“I regali sono pronti per voi, però dietro le vetrine dei negozi. E a volte le vetrine sono così fragili”, questo il delirio di Babbo Natale, in piedi su una sedia, probabile causa del decesso. Parte dal centro della platea, la filippica contro i bambini che chiedono la pace nel mondo, invogliati a desideri ben più terreni, e a soddisfarli da soli, e contro i genitori, i veri colpevoli. Nel mezzo di questa follia onnipotente, Babbo Natale viene sparato al cuore e portato d’urgenza al Santissimo Immaginario Collettivo, dalla cui finestra, durante una scombinata telecronaca, si affaccia, sorprendendo il pubblico alle spalle.

Dopo aver bevuto da una bottiglia di Coca Cola, “Ho visto cose che voi umani…”, inizia così il suo ultimo soliloquio, Babbo Natale, prima di suicidarsi, decisione presa per non dover più sopportare, giorno dopo giorno, il proprio fallimento: impersonare un “mito sovrappeso”, diventato proprietà di una multinazionale, intrappolato in una vita spesa a rendere felici gli umani, esseri inevitabilmente e inguaribilmente inclini all’infelicità, vocazione che tollerano benissimo, non senza una punta di autocompiacimento.

Dopo la morte di Babbo Natale, giungono in scena i testimoni, tra cui un inaspettato Spider Man che sbuca dal tetto, lo stesso attore che dopo dieci minuti lascia di stucco la platea correndo nudo, con la sola maschera da supereroe, sulla scena. Alla fine, viene celebrato un tragicomico funerale, Babbo Natale viene sepolto dalle palline di natale e riposto in una teca di vetro, prima di risorgere, a un minuto dalla fine, sulle note di “Thriller” in un’esilarante impennata ancora più kitsch della pièce.

Lo spettacolo “La morte di Babbo Natale” è la serata conclusiva del progetto K-Now, quinta edizione del laboratorio/showcase del teatro pugliese organizzato da Induma Teatro in collaborazione con le Manifatture Knos, un laboratorio collettivo aperto a registi, performer, attori, autori, teatranti e guitti di ogni genere che hanno animato per cinque giorni, dal 19 giugno, le vie e le piazze del quartiere Leuca a Lecce, portando il teatro in palcoscenici inediti, dal tetto delle case popolari ai cortili delle scuole, regalando nuova linfa creativa a un’area della città di solito esclusa dai tradizionali circuiti artistici.

Imperativo del progetto è mescolarsi. L’interazione con il paesaggio urbano e il tessuto sociale e umano del quartiere è necessario per la crescita, professionale e non solo, dei partecipanti, quasi “obbligati” a farsi i fatti degli altri e della città, invadendo bar, scuole, piazze, case. Prove, improvvisazioni, letture del copione, tutto avviene en plein air e a porte aperte, per lasciare ai cosiddetti “rompibolle”, spettatori casuali e non paganti, spazio e tempo di intervenire, impedendo che gli attori si rinchiudano nel loro piccolo mondo creativo.

Oltre a permettere alla sottoscritta di vedere almeno il secondo tempo di Italia-Inghilterra (data la totale inutilità della televisione del soggiorno di casa), tra vino rosso, entusiasmo collettivo, bassotti sotto le sedie, pasta preparata e servita senza sosta, il progetto K-Now ha fatto sì che una scuola di periferia diventasse teatro di una perfomance d’eccezione, esilarante, imprevedibile e coinvolgente. Un incontro, quello con il Tony Clifton Circus, che ha meritato le due ore di attesa, a causa di tempi supplementari e rigori, per l’inizio dello spettacolo.

Ospite della residenza, a metà strada tra teatro di strada e critica sociale, punk cabaret e varietà old-fashioned, il Tony Clifton Circus è un circo dell’anomalia, nato nel 2001 da un’idea di Nicola Danesi de Luca e Iacopo Fulgi, “un’insegna luminosa, con lampadine colorate e ad intermittenza, utile a segnalare la presenza di qualcosa di inatteso”. Il nome è un omaggio al personaggio immaginario interpretato dal comico Andy Kaufman negli anni Settanta, figura scapestrata divenuta leggenda, improbabile cantante di Las Vegas, in maniche di camicia blu, sotto una giacca rosa, Carrera scuri, basettoni e baffi.

“La morte di Babbo Natale” è stata anche una delle ultime occasioni per assistere all’eccezionale follia artistica di Werner Waas, nei panni di Santa Claus alcolizzato e cocainomane. Waas, poliedrico ed eclettico artista tedesco, attore e regista teatrale, è di casa in Italia, nel Salento soprattutto, dove ha partecipato ai lavori teatrali di Induma teatro e alla rinascita delle Manifatture Knos, ma, dopo cinque anni di permanenza salentina, è in partenza, definitiva, alla volta di Berlino.

Christmas For Ever è finito.

O forse no.

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