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Intervista a Francesco Luperto

1) Brevi cenni biografici

Mi chiamo francesco luperto, nato a casarano il 4 di ottobre 1988, ma vivo a Collepasso. Dopo la maturità classica presso il liceo Capece di maglie, mi sono laureato in Arti e Scienze dello Spettacolo all’università la Sapienza di Roma.
Al momento sto valutando alcune ipotesi future, fra le quali la possibilità di fare un master negli stati uniti.

2) Quando e come hai cominciato?

Ho iniziato a scrivere e girare cortometraggi amatoriali durante gli anni del Liceo, il primo era una sorta di “reportage” sulla settimana di autogestione concessa agli studenti, durante il periodo prenatalizio. Le ore destinate alla didattica, erano impiegate dagli studenti in attività come cineforum, dibattiti politici, laboratori di poesia, teatro, musica e non solo. Mentre, in occasione dell’incontro con la scrittrice Simonetta Agnello Hornby, ho girato un corto che tesseva un filo di connessione fra la trama del suo libro e un passo di una tragedia greca, particolarmente simile. Fra i tanti lavori incompiuti di quel periodo, ricordo un riadattamento della biografia di Angela Davis.

Quella che considero la mia opera prima, è il documentario “Pietro Refolo, il volto della democrazia”. Narra la storia del Basso Salento dagli ultimi anni del XIX secolo, fino alla metà del ‘900, analizzando quelle che erano le condizioni di vita dell’epoca, di totale disagio economico e sociale in cui versava l’intera popolazione della provincia di Lecce e gli spontanei dissensi che nacquero nei confronti di una classe padronale troppo austera e distante dalla vita pubblica. Da qui la nascita di quelle che saranno poi definite prime forme autonome di associazioni sindacali, guidate da Pietro Refolo, tipografo magliese, costretto per anni all’esilio e ritenuto fautore dell’emancipazione sociale salentina. Un ruolo importante per la realizzazione del documentario, è stato svolto da Salvatore Coppola, storico e biografo di Pietro Refolo.

3) Perchè hai scelto di dedicarti al cinema?

Credo che la mia passione per il cinema sia da rintracciare, in primo luogo, in un semplice fenomeno di imprinting. Mio nonno, come secondo lavoro faceva il proiezionista al cinema di Casarano. Non ho mai avuto modo di conoscere mio nonno, tuttavia credo che questo sia stato il mio primo contatto con il mondo in celluloide. E’ stato solo durante l’estate della maturità, che ho pienamente preso coscienza di voler intraprendere questo percorso, per la voglia di inseguire una passione.

4)Quali sono state le influenze?

Per quanto concerne le influenze, in primo luogo è d’obbligo per me citare Kubrick, al suo fianco un autore molto più giovane ma dallo spessore artistico notevole, ossia Darren Aronofksy e ancora David Lynch.

5) Genere preferito/perchè:

Il termine “genere” preferisco sempre usarlo con parsimonia estrema e ho sempre apprezzato gli autori che sono riusciti a mischiare “generi” o stili differenti.  Quello che prediligo è il “thriller psicologico”, per via delle innumerevoli sfaccettature che può dare al film, con l’ausilio di trame desumibili dalla letteratura, dalle incredibili capacità del pensiero e dalle straordinarie potenzialità del sogno umano. Immaginate un film fatto solo da immagini desunte direttamente da un sogno, “può dare i peggiori incubi o lanciare lo spettatore nell’estasi più totale” direbbe qualcuno. E’ un modo di raccontare che può mettere al centro il personaggio, la cui mente può essere la vera forza motrice della narrazione, o al contrario creare un personaggio che sia una semplice pedina, in preda alle mutazioni di ciò che lo circonda.

6) Segni distintivi del tuo modo di lavorare/riprendere:

La lentezza estrema. Impiego davvero tanto tempo a trovare una storia che mi soddisfi, e molto altro tempo per portare a termine il lavoro, non per poca dedizione, ma per cura dei dettagli ed analisi continua. Ho impiegato oltre 16 mesi per realizzare “Pietro Refolo, il volto della democrazia”, che ha la durata di 30 minuti circa.

7/8) Tutti possono realizzare un corto oppure bisogna seguire un particolare corso?E nel tuo caso?

Credo che lo studio sia davvero importante, necessario per avere una conoscenza approfondita delle strutture che regolano il mondo del cinema. Per quanto concerne la mia esperienza personale, sono molto soddisfatto del percorso di studi che ho intrapreso. Inoltre la creatività si nutre di creatività, leggere molto, viaggiare e conoscere nuove culture sono sempre da considerarsi importanti fonti d’idee e stimoli. Un libro che mi piace consigliare, è “Manuale del Film” di Gianni Rondolino. Suggerisco anche la rubrica curata da Maurizio Nichetti sul mensile Ciak, che con risposte semplici, chiare e con quel gusto ironico, mette sempre di buon umore, anche di fronte a domande come “come si fa a trovare un’idea valida?” A tutto questo, è necessario aggiungere ore e ore di pratica personale o collettiva, anche e sopratutto con il solo intento di divertirsi.

9) Quanto è difficile realizzare un corto? Ci vogliono attrezzature particolari, costose? Hai mai avuto dei guadagni?

Realizzare un corto è sempre molto difficile. Riuscire a trovare un’idea valida è un’impresa non da poco, da lì inizia il lungo lavoro di adattamento, scrittura, creazione dei personaggi, bilanciamento drammaturgico, pre produzione, casting, scelta delle location ecc, questo per fare solo un esempio di quello che avviene ancor prima di girare la benché minima scena. Va da se che c’è chi è costretto ad accontentarsi, per fattori come budget, tempi, impegni, obiettivi o chi può permettersi di impiegare anni per girare un film. Basti pensare a Terence Malick o allo stesso Kubrick, capace di girare oltre duecento volte la stessa scena.

10) Un bravo attore (o attrice) che cosa deve avere di speciale? Che cosa deve essere capace di fare precisamente?

Nel cinema si usa dire :“Se c’è un buon attore ma un pessimo regista,l’attore recita male. Se l’attore è mediocre, ma c’è un ottimo regista a dirigerlo, l’attore recita bene.” Forse è solo un punto di vista. Forse no. Un bravo attore deve in primo luogo ascoltare le indicazioni del regista, da lì carpire l’obiettivo che bisogna raggiungere e farsi letteralmente carico della scena, dandole la direzione giusta anche omettendo o aggiungendo piccole parti presenti o no sul copione.

Dario Fo suggeriva ai suoi attori di dare una prima lettura al copione, come forma di scansione generale e poi di provare le scene usando, ognuno, il proprio dialetto. A suo avviso, così facendo, l’attore è in grado di impressionare nella mente il concetto della battuta. Da quel momento può ricamarci su o eventualmente ridurre.

11) Progetti futuri e obbiettivi di lungo periodo

Nel futuro immediato, collaborerò al nuovo cortometraggio di Giovanni Battista Origo, dal provvisorio titolo “Troppo basso per la giostra”. Per quanto concerne le opere personali, posso dire che sto rileggendo un paio di libri e valutando alcune storie, ma al momento non ho in cantiere nulla, solo molte bozze e appunti.

12) Cosa ne pensi della produzione indipendente di film/corti?

Seguo molto la produzione indipendente europea, è una corrente che mi affascina concettualmente ed esteticamente. Ho seguito scrupolosamente le produzioni inglesi e francesi degli ultimi anni. Anche il cinema mediorientale con autori come Kiarostami e il malcapitato Panahi, fornisce un chiaro esempio di cinema scevro da meccanismi di largo consumo, ma dal grande impatto visivo e narrativo. Al contempo c’è un ottimo fermento in America centro-meridionale. E’ doveroso citare il Sundance Film Festival, al momento miglior kermesse del settore, che negli scorsi anni ha premiato film come “Born into Brothels” e “Maria full of Grace”.

13) Distribuzione gratuita tramite la rete via youtube-facebook, quanto serve, quanto ti ha aiutato?

Internet è uno strumento di comunicazione senza eguali. Tuttavia non mi piace l’idea di mettere un mio corto interamente su internet, preferisco altri luoghi e altre modalità di rappresentazione.

14) Consiglia un film/regista

Consiglio Billy Wilder, Hal Hasby, Frank Capra, Alexander Sokurov, David Cronemberg, Christopher Nolan, Sergej Tarkowskij, Richard Kelly.

Per quanto riguarda dei film, consiglio Stalker; Ieri, oggi  e domani; Il giardino delle vergini suicide; La donna che canta; 127 ore; Ovosodo; The Social Network; The cube; Inception; Abre los ojos.

15) Consiglia una canzone/album

La musica classica è il genere che meglio si presta per la costruzione della colonna sonora, e reputo Tarantino, un vero mago nella scelta delle musiche. Restando in ambito cinematografico, consiglio la colonna sonora di “Elizabethtown” di Cameron Crowe.

Per il solo aspetto musicale consiglio l’album “Superunknow” dei Soundgarden e la canzone “Gimme Shelter” dei Rolling Stones.

16) Consigli per chi volesse intraprendere il tuo stesso cammino

Prendere una videocamera, scrivere due battute e assoldare quattro amici. Un approccio semplice, avventuroso e divertente. Un banco di prova che può rivelare potenziali inclinazioni cinematografiche.

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