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Serj Tankian fa Harakiri...in tutti i sensi

Di Benito Carrozza

Molto spesso “la carriera da solista” suona come una distrazione, più o meno temporanea e più o meno rilevante, di un artista rispetto alla band che lo ha consacrato artisticamente.

Questo ha che fare anche con Serj Tankian, il cantante libano/armeno/americano ex System of a Down, che continua inesorabile la sua parabola discendente dall’ ottimo debut album Elect the Dead, all’appena passabileImperfect Harmonies, sino all’ ultimo Harakiri, ora preso in esame.

L’ Harakiri era un rituale per il suicidio in uso tra i samurai giapponesi, e seppure non sia un vero e proprio concept album, Mr. Tankian riprende nei suoi testi le tematiche legate al suicidio del pianeta terra causato dai suoi abitanti più invadenti, gli esseri umani. Fine delle idee.

Dal punto di vista delle armonie nonostante un paio di episodi piacevoli (Cornucopiae Figure it Out, prime 2 canzoni del disco, quasi a voler illudere l’ascoltatore), le restanti tracce vedono un Serj Tankian svolgere il compitino e non basta neanche la sua splendida voce a far risollevare una componente musicale veramente troppo anonima e prevedibile, che si trascina stanca sino alla conclusione dell’ album.

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