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I Cani (in circolo) al Circolo degli Artisti

Di Matteo Franza

Hipster ma non solo. Ieri sera al Circolo degli Artisti siamo riusciti a sopravvivere ad una serata di quelle ad alto rischio indiesnob. Ci aspettavamo di trovare falsi nerd con gli occhiali da nerd, radical-chic senza radical, e invece niente di tutto questo, pericolo scampato e gran bella serata.
Andiamo con ordine: loro sono I Cani (niente battute sui nomi delle band, fate i seri, questi giochi di parole non vanno più di moda dall'84), sono di Roma e hanno un sound ruffiano che è un po' una summa di quello che sta riscuotendo successo nel giro indie. Si potrebbero citare gruppi come Mgmt (quelli di Kids e Time to Pretend), o Vampire Weekend, ma per noi sono analisi cervellotiche e fini a se stesse. Forse non si tratta di un suono particolarmente originale, ma bisogna ammettere che in Italia avevamo un disperato bisogno di un gruppo del genere, che sappia prendersi le attenzioni di quelli di noi che cercano di essere aggiornati su quello che succede sulla scena internazionale, e che li prenda anche un po' per il culo con testi ironici, strafottenti e sorprendentemente sinceri. Sul loro conto girano un sacco di voci, c'è chi dice che in realtà sia Niccolò, il cantante, a comporre, suonare e campionare tutto al pc, e che gli altri siano solo scenografia. Altri invece dicono (con l'aria di chi la sa lunga) che sono sopravvalutati (I Cani ci scherzano e con questa frase ci fanno anche una t-shirt, regolarmente in vendita).
Ieri era la data zero del tour, con cui portano in giro il primo album "Il sorprendente album d'esordo dei Cani" (ve lo abbiamo detto che sono strafottenti no?). Il concerto inizia con "Le Coppie", uno dei nostri preferiti, a cui segue "Santo Stefano" che parte con una dedica "ad una persona troppo timida per apprezzarla" e che vale anche alcune modifiche del testo durante l'esecuzione. Tra una canzone e l'altra Niccolò prende in giro la band, la critica e anche il pubblico ('stronzi che si urlano addosso') ,e noi dobbiamo ammettere che preferiamo quest'atteggiamento a quello del finto low-profile che va tanto tra le nostre band emergenti. Il tempo di mettere in mezzo alla scaletta una cover post-punk, un po' emo-riciclata, ma soprattutto bella e ballabilissima di "Con un deca" degli 883 (annunciata come pezzo 'di un grande cantautore degli anni '90') che una sorta di cambio d'abito (buste di cartone in testa) annuncia l'ultima canzone, il singolo "Le Velleità", in cui alcuni cambi di testo finiscono per trasformare 'Vasco Brondi' in 'Bruno Conti'.
Insomma, se non si fosse capito, I Cani hanno convinto. Mettono insieme tutta la mitologia che piace a noi che giriamo con occhialoni spessi e che crediamo basti conoscere un gruppo londinese per essere degli intellettuali metropolitani. Speriamo che la loro intraprendenza possa fare da apripista ad un po' di elettronica caciarona e non scontata anche a queste latitudini.



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