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Recensione di 'Lettere da Roma'

di Matteo Franza

Il 29 giugno 1798 nasceva Giacomo Leopardi.  La recensione scema delle sue 'Lettere da Roma' scritte allla famiglia è il nostro modo di ricordarlo.

In pratica racconta un po’ quello che fa, la gente che conosce, l’ambiente che frequenta. Da buon emo gli fanno schifo i salotti letterali e la scena intellettuale romana. È disgustato dai filologi e dalle donne. È un Leopardi come sempre inconsolabile, ma a differenza di quello più conosciuto qui non si lamenta di cose esistenziali, si lamenta di pioggia, freddo, fame e digiuni sessuali.

Perché si:

Perché ci tiene a far sapere al fratello che caca regolare e gli chiede se anche per lui, grazie al cielo, è così. Perché si lamenta delle donne e le chiama tutte puttane, e tu pensi che sia solo perché lo mandano in bianco. Perché c’è Roma e perché racconta del momento di commozione che ci fu ai funerali del Canova.

Perché no:

Perché è un cazzo di figlio unico fuori sede viziato di merda. Perché si lamenta per ogni cazzo di cosa, e i romani no, e le romane nemmeno e Roma fa schifo. Che poi ha parlato quello di Macerata.

Quarta di copertina:

Alla fine Leopardi è uno che muore per un’overdose di confetti, quindi live fast die young

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