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Visita alla sua casa museo

Di Cinzia Gianfreda

Ai num. 4-6 della Jodenbreestraat si trova, in quella che per quasi vent’anni fu la sua casa dalle persiane rosse, il museo dedicato al più grande dei pittori olandesi, Rembrandt Harmenszoon van Rijn.

Quando Rembrandt decise di abitare ad Amsterdam affittò una casa all’angolo della futura Jodenbreestraat. Il periodo in cui il pittore visse in questa casa fu magico. Era già un artista di acclamata fama e dalle importantissime commissioni. Abitava al pianterreno, utilizzando il primo piano come studio ed atelier. Nel solaio lavoravano i suoi allievi ed aiutanti. Rembrandt, appassionato collezionista, riempì la casa di ogni sorta di oggetti preziosi: nel solo pianterreno riuscì a collocare più di cento dipinti, ceramiche, armi giapponesi, conchiglie, coralli e persino audaci indumenti esotici.

La Rembrandthuis, il nome con il quale l'edificio è conosciuto, si presenta ancora con gli arredi e i locali della sua epoca, tanto da proiettarmi in un tipico spaccato della vita quotidiana della più grande città del Seicento olandese.

E’ suddivisa in due parti: la casa seicentesca, recentemente rinnovata, dove si possono visitare le stanze e la nuova ala del museo in cui, da visitatrice, ho trovato l'esposizione permanente di quasi tutte le acqueforti di Rembrandt e le stanze che accolgono le mostre temporanee.
Gli anni in cui l’artista visse in questa casa furono felici ed intensi, ma destinati a finire: la situazione economica del pittore vacilla e non può più far fronte ai suoi debiti. Nel 1658 è costretto a vendere tutte le sue collezioni e la casa. Rembrandt abbandona il quartiere ebraico, il luogo in cui sono maturati i suoi inarrivabili capolavori ed in cui fu dipinta la famosissima Ronda di notte, (il quadro che “perseguita” in ogni angolo di Amsterdam).

Trovandomi di fronte a questo dipinto di inestimabile valore, tra i più belli di Rembrandt, non posso non provare la sensazione di essere assorbita dalla sua rappresentazione, tanto da far parte, anche se solo per un attimo, della scena in toto. La sala che ospita l’opera più famosa del pittore ha le pareti blu cobalto e in ogni angolo sbucano vasi con deliziose decorazioni di tulipani. L’opera è pittoricamente concepita con dei focosi colori ed è così potentemente eseguita, che tutti gli altri dipinti presenti nel museo le figurano accanto come carte da gioco. Rappresenta un capitano che sta impartendo un ordine e tutta la compagnia si mette in movimento. Si tratta di un ritratto di guardie civiche che non era mai avvenuto prima d’allora anche perché i soggetti del quadro non sono allineati come voleva la tradizione, infatti come mi spiegherà in seguito la guida, Rembrandt è stato definito “alieno al genere”. Ogni personaggio è attivo nel compito che gli è stato assegnato ed è lo spettacolo emozionante di uomini in azione. Osservandolo da vicino capisco che è concepito in termini quasi teatrali ed è animato da dorati riflessi che traboccano in una vitalità pittorica così com’è vitale la guida mentre commenta l’opera d’arte saltellando a destra e a sinistra del quadro. Siamo nel 1600 e l’Olanda non fu mai così ricca e potente, come in questo secolo, detto “il secolo d’oro” . L’anno di realizzazione del quadro è il 1642 e fu commissionato a Rembrandt dai ricchi partecipanti della milizia.

Nel 1999 la città di Amsterdam ha eseguito un accurato restauro della casa di Rembrandt, cercando di restituire agli interni l’aspetto che doveva avere quando il maestro vi abitava. Le stanze infatti sono state arredate e decorate con mobili e suppellettili del Seicento. L’atmosfera del museo è a sensazione: tutte le finestre sono oscurate, la luce è smorzata per evitare danni alla splendida collezione di acqueforti esposte e il silenzio regna sovrano, come se nessuno volesse aizzare l’animo del pittore sicuramente presente in ogni opera d’arte.

Un pittore di storia e di ritratti dalle atmosfere raccolte e quasi opprimenti ma per fortuna, assolutamente non minimaliste.

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