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Electronic warm sounds

Di Chiara Santantonio

Populous è uno di quegli artisti che non risponderebbe alla banale domanda sui “generi musicali preferiti” in questi termini definita.
Da uno che ha inaugurato la propria adolescenza con la Amphetamine Reptile Records, che ha combattuto una scena musicale meridionale ancora per niente sviluppata comprando dischi dei Tortoise e degli Autechre, che ha colto un intento ludico negli esperimenti di Raymond Scott, che è stato seduto sull’ormai storico divano di Brand:New, che dice di essere influenzato dal Roots, e che poi viene celebrato come re del Pop, accostato ai Kings of Convenience ma anche all’hip hop, a Brian Eno, che poi compone folk, collabora con gli amici che hanno la band Rock e che sconfina nel cinematografico… un po’ ce lo si aspetta.
Piuttosto diventa interessante guardare a tali riferimenti in chiave strumentale e di qualità del suono.

Populous parla di questo, di suoni di qualità e da essi parte per i propri lavori: li campiona, li looppa, li modifica, ci canta e suona sotto con gli amici, li fa fondere e scontrare in incidenti che, nella maggior parte dei casi, incutono un che di distendimento cerebrale.
La dimensione più prossima all’arte sonora di Andrea Populous Mangia si potrebbe definire paesaggistica:   sono artifici assemblati digitalmente ma si direbbero facilmente soundscapes codificati e regolati per restituire un’elettronica elegantemente selvatica, armoniosamente contaminata e, soprattutto, lenitiva.
Herr Andrea Mangia von Sogliano Cavour ha composto e registrato nella sala da bagno di casa nell’allora remoto sud Italia per anni per poi arrivare, con le proprie forze, ad incidere per la celebre berlinese Morr Music, rimasta affascinata dalla dimestichezza manifestata nel sampling e dalla semplicità di una pur così poliedrica composizione, quindi, le potenzialità pop d’essai.

“Quipo” è venuto alla luce nel 2003 ed ha conseguito il nome di un antico sistema di numerazione Inca che si contava sui nodi di alcuni fili di cotone. Questo criterio precolombiano rappresenta ghiotto rimando al ritmo del disco, la cui distanza tra i nodi è stata stimata tra l’hip hop e il soul stumentali per poi risultare praticamente glitch- abstract electronica.

Nel 2005 “Queue for love” ha rafforzato l’identità abstract electronica del debutto sensibilizzandosi più al pop, approcciandosi appena ad una sorta di cantautorato surreale e ancora rarefatto pur non smentendosi nei segnali di dreamy-hip hop, lasciandosi prendere, per pochi accenni, dal funky e riuscendo in un calore di suoni che spiazza ogni tentativo di descrizione. L’album ospita per qualche traccia Matilde Davoli , Dose One (cLOUDDEAD) e rappresentanze dei Girdini di Mirò.

Segue “Breathes the Best”(2006), tre digital pop songs in cui viene presentata una collaborazione che  maturerà, nel 2008, nel terzo album “Drawn in Basic”, di Populous with Short Stories (il newyorkese Michael Mc Guire): non solo si sviluppa un cantautorato timido ed opaco (chi scrive, soggettivamente, lo assimila all’etere delle polaroids), ma ciò avviene a forza di testi ad environmental-attitude, particolari sintetizzazioni, reminescenze rock nineties, pop distorto, corde shoegaze e suoni occasionalmente quasi disco. Il titolo dell’album è al contempo un riferimento al linguaggio di programmazione Basic, nonché un modo originale di indicare la stesura digitale come un semplice, primitivo disegnare.

Nonostante avesse deciso di andarci piano con le produzioni, Populous non ha mai smesso di sperimentare, lasciarsi appassionare da nuovi lavori, suonare con gli amici: il suo canale soundcloud è aggiornato e fornito di remix d’ogni sorta, ha istituito il progetto “Echoes of the whales” insieme a Pleo (Pierpaolo Leo, mastro manipolator di suoni anch’egli) dando suono ad un volersi ricongiungere con la bellezza della natura attraverso l’apprezzamento di ogni dettaglio della realtà e la percezione di ogni feeling e relazione che lo stare al mondo comporta, attraverso l’inevitabile rivolgersi alle arti, alla poesia.
Con Matilde Davoli De Rubertis, (dagli Studiodavoli) ha fatto uscire, per la Disastro Records, “Girl with the Gun”, primo disco dell’omonima band composta dai due fin qui citati e talvolta allargata a collaborazioni con Giorgio Tuma in primis, Marco Bardoscia, Short Stories, Alessio Borgia, Simon Scott, James Banbury. Un pezzo è recentemente apparso nella compilation di Puglia Sounds, programma di sviluppo del sistema musicale della Regione Puglia, in allegato allo scorso numero di XL (novembre ‘11). Oltre al nome, citazione monicelliana di “la ragazza con la pistola”, il disco ha, di cinematografico, un potenziale sonoro denunciato da molti ed effettivamente adatto alle sale, grazie al folk acustico e all’ atmosfera tutta early 60’s che la languida voce di Matilde e le sessioni strumentali ben calibrate diffondono lentamente all’udito. Successioni di scene di una storia che si sviluppa e rivela con un tempo tutto suo.

L’intento in tanto dispiego di nomi e situazioni, quando azzardati e quando inauditi nel loro accostamento, è presentare Populous come un artista innovativo nel senso letterale della parola, non come si è ormai abituati a definire in quest’insensato e accusato buio indie che si chiude a riccio su sé stesso, piuttosto come un esempio di ricettività massima e creatività agile, di novità perenne ed evolvere stimolante.

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