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Intervista ai Carmona Retusa

Solo un po' di terra e un albero sopra è il primo Lp pubblicato dai Carmona Retusa lo scorso 9 marzo. La band torinese composta da Luca Guida (batteria), Lorenzo Spinelli (chitarra), Benito Antonio Carrozza (basso) e Fabio Mascolo (voce) ci regala un lavoro post-hardcore dai tratti ruvidi e decisi, in cui la violenza viscerale della loro musica accompagna testi profondi e cupi che ci guidano in un mondo tenebroso, dove perdersi nell'infinitezza della propria ombra.
Abbiamo approfondito la natura di questo lavoro facendo un po' di domande al loro bassista.

Ascoltandovi, si ha l’impressione che uno dei fili conduttori dell’album sia il dolore, che non si può curare ma solo accettare. Come si fa a fare il passaggio successivo, e trasformare questa consapevolezza in qualcosa di nuovo e produttivo?

Penso che bisogni cominciare a rifiutare la visione che vede il dolore come qualcosa da estirpare, negare o curare. Fa parte di noi e non c’è una gerarchia o una legge dei contrari per cui è preferibile rifuggirne. Accettare il dolore è l’ultimo stadio per veicolarlo, non trasformarlo, in energie che portino a qualcosa di nuovo e stimolante, ed è la cosa più difficile di tutte. Non a caso spesso si ricerca rifugio in dottrine che lo rifiutano, o in attività che lo evitano.

 

Nel pezzo "Carne", questo pezzo fisico e rotondo, cantate "Ed io ti assicuro certe volte che hai paura di me è perché sai che puoi fidarti". Un invito a trovare il coraggio di affidarsi all'altro. Come Carmona Retusa, agli abbracci di chi vi siete affidati per questo disco?

Sicuramente in quello delle nostre compagne, dei nostri amici e amiche, e dei nostri familiari. Cedersi in un abbraccio significa rendersi vulnerabili per un istante, e quella frase di “Carne” fa riferimento al “Dilemma del Porcospino” che afferma che più ci si avvicina l’uno all’altro e più probabilmente si finisce per ferirsi a vicenda. Ma penso che il senso di liberazione e di conforto che ne derivano valgano il rischio.

 

Chiudete la raccolta con "Rei", un "Io" che prova a descriversi al di la di Se stesso e cerca il proprio riconoscimento. Durante il percorso che ha portato a questo album, in cosa avete imparato a riconoscervi?

Riconoscere sé stessi è qualcosa che si estende all’indietro, nel passato delle proprie origini e della propria famiglia, ed è un aspetto faticoso da affrontare perché è un cordone ombelicale che, volenti o nolenti, non è possibile tagliare perché sono cose che non scegliamo per noi stessi ma con cui bisogna fare i conti finché si campa, almeno per riconoscersi allo specchio e protrarsi nel presente e nel futuro, tempi che almeno in parte siamo in grado di poter condizionare.

 

Le grafiche di Chiara Fucà connotano il disco con un'estetica che va oltre il piano musicale. Come è nata questa visione e cosa vi ha spinto in questa direzione?

Chiara è straordinaria perché ha ignorato ogni indicazione che le avevamo dato, se ne è uscita con questo artwork che semplicemente ci è risultato perfetto. Con una sola immagine è riuscita ad andare dentro al cuore del disco, a vedere qualcosa che neanche noi avevamo scorto. Penso che questo riassuma la forza del suo talento di illustratrice e della sua capacità espressiva.

"Solo un po' di terra e un albero sopra". Il titolo del disco, ispirato dalle parole di Andrea Pazienza, è tanto minimale quanto poliedrico. Quali sono gli ambiti musicali, letterari e sociali in cui sono piantate le radici dei Carmona Retusa? Di che sostanze è fatto il vostro terreno di coltura/cultura? Inoltre, in quali direzioni sperate che si diramino le vostre foglie?

Nei Carmona Retusa penso ci sia tutto quello che ora si definisce “post”, sia nelle influenze musicali sia perché, ad esempio, nei nostri testi mescoliamo citazioni “alte” ad altre che invece fanno parte di un mondo più “pop”. Ad esempio in “Piangere” vengono citati di seguito “Il Corvo”, celeberrima poesia di Edgar Allan Poe, e “Watchmen”, capolavoro del fumetto scritto da Alan Moore. E questo avviene senza soluzione di continuità proprio perché sono i nostri ambiti ad essere permeati da questi molteplici aspetti della cultura post-moderna, e noi cerchiamo di attingerne a piene mani.

 

Parliamo della produzione del disco. Che tipo di scelte avete fatto sul come e dove distribuire la vostra musica? Come si fa a trovare un equilibrio tra l’essere indipendenti, avere la libertà di sperimentare - e anche sbagliare – ed essere supportati da un’etichetta ben strutturata da cui lasciarsi guidare?

Il nostro disco è distribuito da tre etichette DIY (do it yourself): Vollmer Industries, Brigante Records e Rodomonte Dischi (di mia stessa proprietà). In concreto ci hanno dato una mano con la produzione dei vinili, ed anche con la stampa delle tshirt e l’organizzazione di alcuni live. In questo ambiente cerchiamo di darci una mano a vicenda quando possibile, ed è un aspetto comunitario che sarebbe bello vedere anche al di fuori del discorso “musica violenta”. Etichette ben strutturate da cui lasciarsi guidare ne sono rimaste ben poche, e ci sarebbe anche da discutere su cosa ormai significa essere o meno un’etichetta. Sbagliare invece è una libertà che bisogna prendersi, rimanendo però con lo spirito della buona fede, unico attributo che non dovrebbe mai mancare in nessun progetto.

 

Il vostro è un genere musicale molto lontano dal mainstream. Dal vostro punto di osservazione, cosa pensate che succederà nel futuro del mercato musicale? Per le band emergenti, ha senso evitare le grandi etichette e cercare di costruire qualcosa dal basso, ad esempio con la creazione di collettivi o etichette diy?

Credo che ogni band debba accettare l’aiuto di ogni etichetta che proponga qualcosa che sia sensato ed adatto al progetto, non esiste il bene il male, il grande ed il piccolo, ma solo le cose che o sono fatte bene o non lo sono. Per quanto riguarda questione dei collettivi e del diy, tutto nasce da una necessità di condivisione, proprio perché si parla di una nicchia che non sopravviverebbe senza queste.

 

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Per ascoltare e acquistare Solo un po' di terra e un albero sopra: bandcamp

 

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